L'attività dell'Istituto autonomo per le case popolari di Tolmezzo ha inizio in un periodo caratterizzato dalla penuria di alloggi e dalla domanda di case che investì la cittadina intorno al 1920 con la realizzazione del quartiere “Braida Marchi”. L'occasione fu offerta dall'approvazione da parte del governo del «testo unico delle leggi per le case popolari e l'industria edilizia» con il quale si volle condensare in un organico complesso legislativo l'insieme di precedenti leggi e disposizioni in materia di edilizia economica e popolare.

Il nuovo testo autorizzava a concedere mutui ai comuni ed agli Istituti autonomi che avessero per scopo esclusivo “di compiere operazioni per le case popolari”. Il progetto presentato, che prevedeva inizialmente la costruzione di 27 edifici, fu approvato dal consiglio di amministrazione nel 1922 e portato a termine in soli 5 anni. Alla fine gli edifici costruiti furono 31, fornendo così a numerose famiglie un'abitazione con standard piuttosto elevati.

 

Dopo questo primo e impegnativo intervento, l'attività dell'IACP di Tolmezzo registrò una lunga pausa, durata circa vent'anni, durante la quale non vennero realizzati altri interventi edilizi. Un nuovo impulso in questo settore si ebbe a partire dal 1946 per avviare la ricostruzione del paese dopo la guerra e per alleviare la diffusa disoccupazione che colpiva in maniera preoccupante anche la Carnia. Per attenuare questo fenomeno il Sindaco aveva inoltrato al Prefetto un programma di lavori da finanziare in cui si prevedeva la realizzazione di una trentina di alloggi per la cui costruzione si contava di occupare 100 operai per 6 mesi. Nell'ottobre dello stesso anno il progetto fu approvato e immediatamente avviata la costruzione di circa 40 alloggi “ultrapopolari”.

L'area scelta dal Comune, circa 22.000 mq., venne individuata oltre la ferrovia, al di sopra del vecchio campo sportivo, e il complesso alla fine realizzato constò in 11 fabbricati per un totale di 44 alloggi. Gli edifici, a due piani e tutti uguali, mantenevano una loro dignità edilizia nonostante la povertà delle finiture e vennero destinati ad accogliere le famiglie a reddito più basso del Comune.

 

A partire dal 1949, quando il problema della ricostruzione venne affrontato del governo con la legge n. 408 intitolata «Disposizioni per l'incremento delle costruzioni edilizie», l'IACP di Tolmezzo fu sollecito a sfruttare queste nuove opportunità affidando ad un professionista locale l'incarico di redigere un primo progetto di due edifici con 6 e 12 alloggi, che vennero realizzati nel 1952-55.

È opportuno ricordare che dai primi anni cinquanta e fino al 1972 l'attività dell'IACP di Tolmezzo fu affiancata da quella dell'IACP provinciale di Udine e della INA Casa, che attuarono non pochi interventi nella stessa Tolmezzo e in molti altri comuni della Carnia. Nel decennio 1950-60 si attuarono 9 interventi che portarono alla costruzione di 12 fabbricati con 67 alloggi, tutti finanziati con la legge 408. In seguito vennero realizzati altri 3 edifici con 18 alloggi all'interno dl vecchio quartiere “Marchi” utilizzando lotti residui più interni. Ma, il ricorso ad una tipologia diversa dalla palazzina bifamiliare a due piani, finì con l'introdurre una nota estranea al carattere unitario del quartiere.

 

In seguito si sperimentarono, su scala ridotta, anche altre tipologie abitative quali la casa singola e quella a schiera. I maggiori costi di costruzione rispetto agli alloggi convenzionali, orientarono però l'istituto a non utilizzare queste tipologie per parecchi anni. L'apertura di nuove strade nella zona delle nuove case popolari e l'espansione edilizia che ne seguì, avvenne in assenza di strumenti urbanistici. Il cosiddetto «Piano Moro» del 1922 era rimasto a livello di semplice proposta, e servì soltanto a localizzare il primo intervento dell'IACP. Un primo tentativo di pianificazione urbanistica si ebbe solo a partire dal 1952 quando il Comune decise di adottare un piano regolatore.

 

Tra il 1960 e il 1970 l'attività dell'IACP di Tolmezzo, a parte un intervento di 18 alloggi in Betania, venne concentrata nella realizzazione del quartiere di via Forni di Sotto, una zona di circa 4 ettari situata al di sotto dell'ospedale civile, che era ancora completamente inedificata e priva di infrastrutture urbanistiche. Nell'arco di questi 10 anni vennero costruiti 16 blocchi per un totale di 93 alloggi.

Alla fine degli anni '60, con la legge n.765 detta «legge Ponte», venivano finalmente poste le premesse per il rilancio su tutto il territorio nazionale della pianificazione urbanistica a livello comunale. Di fatto, questa legge obbligava ciascun comune a dotarsi di un piano regolatore generale con il quale pianificare l'uso del territorio ed il proprio sviluppo edilizio.